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Autonomia Energetica e Innovazione in Sri Lanka

Autonomia Energetica e Innovazione nella filiera delle Spezie in Sri Lanka

Nelle regioni rurali dello Sri Lanka, la coltivazione delle spezie è inscritta in una lunga storia di sfruttamento. Sotto il dominio coloniale portoghese, olandese e britannico, le spezie di Ceylon hanno prodotto ricchezza concentrata in Europa, contribuendo in modo diretto alla costruzione delle economie commerciali e finanziarie di Inghilterra e Olanda. Alle comunità agricole locali sono rimasti solo sfruttamento sistematico, perdita di autonomia nella gestione della terra e nella determinazione dei prezzi, e una dipendenza forzata da un’economia progettata altrove.

Con la fine del colonialismo, questo modello non è scomparso.
Ha cambiato strumenti, linguaggio e intermediari, ma ha continuato a funzionare lungo la stessa linea di frattura: valore che aumenta nelle mani di chi controlla il mercato, rischio che resta in quelle dei contadini.

Nelle ultime decadi del Novecento, con la liberalizzazione dei mercati agricoli e l’esposizione crescente alle fluttuazioni globali, questa asimmetria si è tradotta in una crisi sociale profonda. Nelle aree rurali dello Sri Lanka, per decenni, la coltivazione delle spezie è stata accompagnata da un dato rimosso dal racconto globale: un tasso drammaticamente elevato di suicidi tra i contadini, legato all’indebitamento cronico, alla volatilità dei prezzi e alla perdita di controllo sul proprio lavoro. Non una sequenza di tragedie individuali, ma l’espressione estrema di un sistema che scarica sistematicamente i costi sulle persone più esposte.

È per rispondere a questa crisi, sociale ed economica, che negli anni Ottanta, con il sostegno di Caritas Sri Lanka, nasce PODIE, organizzazione di piccoli produttori di spezie.
Nasce non come progetto assistenziale, ma come scelta economica deliberata: spezzare la continuità storica dell’estrazione costruendo una filiera fondata su prezzi equi, continuità di acquisto, valore aggiunto locale e lavoro dignitoso. PODIE introduce un elemento rarissimo nei mercati agricoli globali: la redistribuzione del valore. E per molte famiglie ha significato restare, non indebitarsi, non scomparire.

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PODIE introduce un elemento rarissimo nei mercati agricoli globali: la redistribuzione del valore.

Per anni, questo modello ha funzionato.
Migliaia di piccoli produttori hanno mantenuto accesso al mercato senza perdere autonomia. Decine di donne hanno trovato lavoro stabile nella lavorazione e nel confezionamento delle spezie. Una filiera equosolidale ha dimostrato che la redistribuzione del valore non è un’utopia morale, ma una scelta strutturale possibile.

Poi il contesto è cambiato, di nuovo, ma più rapidamente e più violentemente.
Nel 2022 lo Sri Lanka è entrato in default. La crisi del debito ha colpito l’economia reale con effetti immediati: inflazione, scarsità di valuta estera, aumento vertiginoso dei costi energetici. In un Paese fortemente dipendente dall’importazione di combustibili fossili, l’energia è diventata intermittente, costosa, inaffidabile. I blackout hanno attraversato ogni livello della società, colpendo famiglie, ospedali, infrastrutture produttive. Anche quelle più responsabili.

A questo shock economico si è sovrapposta la crisi climatica.
Eventi estremi sempre più frequenti, piogge irregolari, malattie delle colture aggravate dallo stress ambientale. Nella filiera delle spezie, dove i margini sono sottili, ogni crisi si somma alla precedente. PODIE ha continuato a fare ciò che aveva sempre fatto: assorbire l’urto per proteggere i produttori, riducendo i propri margini pur di non trasferire i costi su chi coltiva. Ma anche i modelli più equi hanno un limite quando il contesto diventa strutturalmente ostile.

Anche i modelli più equi hanno un limite quando il contesto diventa strutturalmente ostile.

Alla fine di novembre, il ciclone Michaung ha reso questa fragilità impossibile da ignorare.
Piogge torrenziali e alluvioni hanno colpito vaste aree del Paese. Case invase dall’acqua, campi sommersi, infrastrutture distrutte. Nelle comunità legate a PODIE, abitazioni di lavoratrici e lavoratori sono state danneggiate.
Un gruppo di donne impegnate nella produzione di carta riciclata per il packaging delle spezie, un progetto nel progetto, che unisce sostenibilità ambientale e autonomia economica femminile, ha perso il laboratorio e le attrezzature. In poche ore, anni di lavoro e indipendenza costruiti all’interno della filiera sono stati cancellati.

È in momenti come questo che il mercato globale delle spezie mostra il suo funzionamento reale.
Quando qualcosa va storto, non si ferma e non redistribuisce il rischio. Continua a operare scaricando il costo su persone precise: contadini che vedono il reddito scomparire mentre i costi aumentano, donne che perdono lavoro e sicurezza, famiglie rurali lasciate sole davanti al debito, alla perdita del raccolto, alla distruzione causata dal clima. In Sri Lanka, questa pressione ha già avuto conseguenze estreme. Non è una possibilità teorica.

Das Projekt Autonomia Energetica e Innovazione Produttiva nella filiera delle Spezie in Sri Lanka, gestito da Projekte der Internationalen Zusammenarbeit | Fondazione Altromercato insieme a PODIE, promosso in collaborazione con Altromercato, nasce per rispondere a questa realtà con una strategia chiara e articolata su due pilastri.

Emergenza in Sri Lanka

Il primo pilastro è strutturale. Interviene su uno dei nodi centrali della vulnerabilità del Paese: la dipendenza da energia fossile importata.

Energia solare come infrastruttura di giustizia

Il progetto prevede:

  • Un impianto fotovoltaico installato sul tetto della fabbrica centrale di PODIE a Negombo, per ridurre drasticamente i costi energetici, garantire continuità produttiva e proteggere i posti di lavoro di 46 lavoratrici e lavoratori, in maggioranza donne.
  • Un impianto fotovoltaico nella riserva naturale di Riverston, nella catena montuosa dei Knuckles, a 1.464 metri di altitudine: qui i raccoglitori di cardamomo selvatico vivono per due mesi all’anno in foresta, completamente isolati. L’energia solare garantirà almeno 10 ore al giorno di elettricità, migliorando sicurezza, qualità del lavoro ed essiccazione del prodotto.

Rigenerazione colture

  • Sostegno a 21 produttori di pepe nero per la rigenerazione delle colture colpite da malattie fungine aggravate dal cambiamento climatico.
  • Avvio di coltivazioni biologiche di peperoncino con sistemi protetti ad alta densità, per contrastare il Chilli Leaf Curl Virus.
  • Espansione della vaniglia biologica, coltura ad alto valore che diversifica il reddito e riduce il rischio.

Rafforzamento della capacità di risposta

  • Introduzione di un sistema ERP, ossia una piattaforma gestionale integrata che permette a PODIE di reagire rapidamente alle crisi e garantire tracciabilità, efficienza operativa e controllo dei costi lungo tutta la filiera equosolidale

Qui l’energia non è solo una questione tecnica.
È potere contrattuale, stabilità del reddito, diritto a restare.

Il secondo pilastro è emergenziale, ma non assistenziale.

Interviene dove il ciclone ha distrutto abitazioni, laboratori e strumenti di lavoro, incluso il laboratorio delle donne che producono il packaging delle spezie, per evitare che l’emergenza diventi esclusione permanente dalla filiera. Senza questo passaggio, nessuna resilienza strutturale è possibile.

Questo progetto esiste perché la storia insegna che le disuguaglianze non si correggono da sole.
Esiste perché il modello di PODIE, che ha già dimostrato di ridurre vulnerabilità e prevenire tragedie sociali, oggi rischia di essere eroso da una crisi che non ha contribuito a creare.

Perché questa raccolta fondi è diversa

Fondazione Altromercato non chiede di “aiutare chi è in difficoltà”.
Chiede di intervenire dove il sistema economico globale produce vulnerabilità.

La raccolta fondi non serve a coprire un vuoto temporaneo, ma a costruire argini duraturi: energia rinnovabile, autonomia produttiva, redditi agricoli più stabili, capacità locale di risposta alle crisi.

È lo stesso approccio che ci guida nella difesa dei diritti umani e nella promozione della giustizia climatica: non limitarsi a reagire agli effetti, ma agire sule condizioni di partenza.

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Sostienilo per impedire che il costo della crisi economica e climatica ricada ancora una volta sui contadini e sulle donne.
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Sostienilo perché una filiera che ha già salvato vite possa continuare a farlo, anche in un mondo sempre più instabile.

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Come contribuire

Sostenere il progetto Autonomia Energetica e Innovazione Produttiva nella filiera delle Spezie in Sri Lanka significa partecipare in modo concreto a una filiera di giustizia economica e climatica. Le risorse raccolte rafforzano un modello che da decenni protegge contadini e lavoratrici dall’indebitamento, dall’isolamento e dall’instabilità, e che oggi ha bisogno di essere difeso e rilanciato.

Le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico bancario o versamento postale a favore di Projekte der Internationalen Zusammenarbeit | Fondazione Altromercato, indicando nella causale:
“Erogazione liberale progetto Sri Lanka”

Dati per il versamento

Conto bancario Intestato a: Fondazione Altromercato ETS
BANCA ETICA, IBAN: IT09E0501811700000020000232